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Homepage > Appunti > Chimica analitica > Precipitazione dei colloidi
Scritto da: lacellula.net il 2009-06-09. Ultima revisione : 2009-06-14. Leggi gli altri appunti di Chimica analitica.

Precipitazione dei colloidi

È importante sottolineare un concetto: non tutti gli analiti possono essere individuati allo stesso modo e, per lo stesso motivo, non tutti gli agenti di precipitazione possono interagire con analiti in modo indifferente. Gli analiti, infatti, possono presentarsi sotto differenti forme ioniche o molecolari o, più semplicemente, avere una caratterizzazione fisica particolare che determina la reazione con un determinato agente di precipitazione anziché con un altro. Le forme colloidali, ad esempio sono determinata da piccole particelle (nell'ordine del decimo di millimetro fino ad arrivare al micrometro) che hanno una scarsa tendenza a precipitare.

In linea generale l'equazione che riassume le variabili che modificano la precipitazione è data dal calcolo della supersaturazione relativa che è pari a:

Sr = (Q- S) / S

dove Q è la concentrazione dell'analita in un determinato istante mentre S è la sua solubilità all'equilibrio.

Come avviene la formazione di un precipitato? Essenzialmente per nucleazione o per crescita delle particelle. Nella nucleazione poche unità del complesso analita-agente di precipitazione si aggregano e precipitano mentre nella crescita delle particelle, semplificando, l'analita tende ad associarsi ai nuclei già formati.

Fino ad ora non abbiamo tenuto conto dei sistemi colloidali che sono dei sistemi estremamente stabili in virtù di particolarità che interessano le cariche elettriche. In soluzione un colloide forma una caratteristica struttura a doppio strato; il primo strato è dato da una serie di molecole, o più probabilmente atomi, aventi una stessa carica (positiva o negativa) che circonda il colloide. Il secondo strato è dato da una serie di atomi con una carica opposta rispetto al primo strato. Per far precipitare lo strato colloidale, solitamente, si utilizza un elettrolita capace di ridurre il volume del doppio strato nel fenomeno della coagulazione. Un effetto che dal punto di vista temporale segue alla coagulazione è quello della peptidazione; i precipitati devono essere purificati mediante dei lavaggi che potrebbero allontanare l'elettrolita. In questo modo si potrebbe ripristinare la forma colloidale dell'analita che, di conseguenza, condurrebbe ad un esito falsato. Per evitare questo problema si esegue un lavaggio con un elettrolita che verrà allontanato successivamente mediante volatilizzazione.

Un altro fenomeno di cui tener conto è quello della coprecipitazione. Quando si aggiunge un agente precipitante questo potrebbe far precipitare altri elementi, ad esempio ioni o molecole presenti in soluzione o perfino negli strati colloidali. Per ridurre i fenomeni di coprecipitazione si riscalda la soluzione o la si mescola.