Abbiamo già illustrato, nell' introduzione, il fatto che per poter effettuare un'indagine citoistologica è necessario osservare alcuni particolari del tessuto (indagine istologica) o delle cellule che lo formulano (indagine citologica). Abbiamo anche puntualizzato che quanto osserviamo nel tessuto è, di solito, correlato a quanto possiamo osservare nella sua unità funzionale più piccola, ovvero la cellula, per cui variazioni della fisiologia della cellula possono corrispondere a variazioni della morfologia e della fisiologia del tessuto.
I tessuti sono insiemi di cellule che hanno in comune particolari caratteristiche. Il tessuto ghiandolare, ad esempio, è composto da cellule che in gran parte condividono la funzionalità di sintetizzare delle macromolecole quali gli ormoni. Se gli organi, fatti da tessuti, sono solitamente grandi a sufficienza da poter essere visti ad occhio nudo la stessa affermazione non è valida se consideriamo i tessuti che intimamente compongono l'organo o le cellule che, a loro volta, sono gli elementi strutturali dei tessuti. La cellula, in particolare, può avere una dimensione media di 20μM (20 micrometri) pari a 20 milionesimi di metro. A questi livelli l'occhio umano non è capace di distinguere nulla in quanto la sua risoluzione massima, ovvero la capacità di distinguere due corpi in modo univoco se posti sullo stesso piano, è di circa 0,2mm. Per questo motivo è necessario usare degli strumenti che ingrandiscono, tramite lenti, la superficie da analizzare oppure rilevano detta superficie e la riportano in un equivalente visivo ingrandito su un monitor. Nel primo caso parliamo di microscopi ottici mentre nel secondo di microscopi elettronici.
In realtà l'indagine citologica non si limita semplicemente a vedere l' “interno” della cellula, o la sua organizzazione. Sovente si rende necessario sapere se un determinato elemento, quale ad esempio uno zucchero, è presente nel tessuto per cui si usa un indicatore che mostra, con un sufficiente grado di precisione, la presenza o meno dell'elemento all'interno del campione.
È il caso della immunofluorescenza dove particolari microscopi captano radiazioni non necessariamente appartenenti allo spettro visivo che dimostrano la presenza di un complesso molecolare solitamente con carattere antigenico.
L'indagine microscopica, sia ottica che elettronica o a fluorescenza, è senza dubbio la fase più importante in quanto è il momento nel quale si osservano e si verificano le ipotesi precedentemente formulate, ovvero i motivi per i quali si è reso necessario operare una indagine citoistologica. Questo passo è tuttavia l'ultima operazione del lavoro che si svolge adoperando altri strumenti. Il preparato presente nel microscopio, infatti, deve essere molto sottile altrimenti non potrebbe essere correttamente visualizzato, specialmente nella microscopia ottica, e per questo si rende necessario un microtomo ovvero uno strumento capace di tagliare sottili fette del tessuto.
Come è facile intuire il tessuto animale, ed anche quello vegetale, non sempre possiede una consistenza tale da poter essere sezionato in modo facile ed immediato. La lama a contatto con zone “molli” potrebbe ridurre in poltiglia il tessuto e vanificare l'opera di estrazione. Per questo motivo è necessario includerlo in un mezzo che da un lato possa fornire una solidità tale da poter essere processato dalle lame di un microtomo e dall'altro possa operare con un grado di invasività minimo tale da non precludere le operazioni di visualizzazione. La ricerca e la sperimentazione, in oltre cento anni, hanno fornito diversi elementi che, grazie alle loro proprietà, si prestano bene a fornire strutture di sostegno ai tessuti. Stiamo parlando delle sostanze di inclusione che, spesso, sono delle emulsioni liquide di materiali che possono essere utilizzate solo se preriscaldate e successivamente lasciate raffreddare nel tessuto da esaminare.
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