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L'
epidemiologia ha come compito finale quello di indagare i determinanti della malattia per eradicarli o contenerli. Per far questo pone degli
obiettivi di controllo della malattia che spaziano dalla profilassi alla prevenzione.
La profilassi.
Il termine profilassi deriva dal greco prophylaxys, ovvero prevenire. Con questo termine, perciò, si determinano tutte le operazioni il cui fine è quello di prevenire la diffusione della malattia in soggetti non esposti al rischio. La profilassi fa diminuire la
prevalenza ma non non l'
incidenza, perchè quest'ultima rappresenta un tasso calcolato quando già ci sono dei malati. Una buona profilassi può portare all'eradicazione del fenomeno.
La prevenzione.La prevenzione è suddivisa in tre grandi categorie: prevenzione primaria, secondaria e terziaria. La
prevenzione primaria ha il compito di far abbassare l'incidenza in una popolazione perchè con essa si tenta di ridurre la comparsa di nuovi casi di malattia. La
prevenzione secondaria, a differenza, abbassa il livello della prevelenza in quanto riduce la frequenza di casi già esistenti mentre la prevenzione terziaria, che spesso si fonde con la secondaria, ha lo scopo finale di ridurre i danni apportati da una malattia non guaribile. Attenzione che non guaribile non è necessariamente sinonimo di mortale.
La prevenzione primaria.Somministrare un
vaccino è un'azione di prevenzione primaria in quanto data una popolazione che presenta già dei malati al suo interno vaccinare i non malati vuol dire dare loro la possibilità di non essere colpiti dalla malattia.
La prevenzione secondaria.Ha lo scopo di intervenire prontamente sull'ammalato quando la malattia è a livelli controllabili o diagnositicabili. Le analisi del sangue fatte ad intervalli regolari, anche quando non vi è apparente stato di malessere, sono un esempio prevenzione secondaria. Quando si attua a livello individuale si parla di prevenzione secondaria clinica mentre a livello di popolazione si definisce prevenzione secondaria epidemiologica.
La prevenzione terziaria.E' solitamente connessa all'epidemiologia sperimentale, o alla terapia se si parla di singolo. Un esempio bivalente di prevenzione terziaria può essere la somministrazione di farmaci ad individui o popolazioni che accusano la malattia. Non influisce, se non in rari casi, nè su prevalenza nè su incidenza.