Epatite di tipo B
L'epatite B.
Le fasi dell'epatite B.
La trasmissione dell'epatite avviene preferenzialmente per via orofecale sebbene è possibile contrarre l'infezione anche mediante lo scambio di fluidi biologici quali, ad esempio il sangue, lo sperma, il liquido vaginale, e in misura minore la saliva. L'agente eziologico dell'epatite B manifesta uno spiccato tropismo per le cellule epatiche ed è, infatti, il fegato ad essere colpito. La fase preclinica, se non contrastata dalla popolazione di linfociti CD8+, volge nella fase acuta che di norma è ben contrastata dall'organismo. Una piccola percentuale di adulti, pari al 5-10%, ed una gran percentuale di infanti, quantificabile in oltre il 90%, però possono andare incontro alla cronicizzazione della malattia e diventare i portatori cronici di epatite B. A loro volta una piccola percentuale di portatori cronici, a distanza di anni, può sviluppare un tumore al fegato, conosciuto scientificamente come epatocarcinoma o HCC.
Profilassi e terapia.
La profilassi da adottare per la prevenzione dell'epatite B, come per il resto di ogni altra malattia, è essenzialmente di tipo comportamentale. Osservare una corretta igiene personale, alimentare, sessuale è di certo la migliore strategia per prevenire il contagio. Dal 1991, comunque, il vaccino contro l'epatite virale di tipo B è obbligatorio che viene effettuato somministrando HBsAg nell'individuo in modo tale da poter scatenare una reazione anticorpale primaria.
La terapia, in caso di avvenuto contagio, può essere effettuata mediante l'impiego di interferone alpha, o immunoglobuline anti-HBsAg sebbene l'efficacia del trattamento è limitata.
